Sole splende...

lunedì, 30 marzo 2009 at 12:53

Eccomi tornata..

Era doveroso :)

Oggi il sole splende, ed ho capito che perchè continui così, devo essere io in prima persona a splendere.

In effetti, fondamentalmente, si tratta di ottimismo. Il problema è che non è sempre cosa facile..

Ma passo dopo passo, giorno dopo giorno, lo renderò possibile..

Anche se oggi fuori dalla finestra è nuvoloso.

 

Fata

 

 

 


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Alti e bassi

venerdì, 13 marzo 2009 at 08:07

La sofferenza delle persone che amo ti manda in pezzi.

E i pezzi non si rimettono insieme, possono solo essere nascosti dietro ad un muro..

Poi, quando starai meglio, prenderai i cocci e li butterai via, cosciente che quel pezzettino di te non tornerà, ma forse, con un po' di pazienza, farà posto ad un pezzo nuovo di te, diverso dal precedente.

Da mettere alla prova.

Da abbandonare quando andrà di nuovò tutto in pezzi.

Perchè purtroppo la vita è così, alti e bassi. E quando sei in basso, o lo sono loro (quelli che ami), allora puoi solo guardare in alto.

Luce

 

 

 

 


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Lungo il cammino...

martedì, 17 febbraio 2009 at 08:37

C’era il sole fuori ed anche se non brillava e scaldava le ossa, era bello lo stesso.

 

Decisi di uscire ad ammirarlo un po’, nonostante facesse ancora freddino. Misi la sciarpa multicolore che mi aveva regalato un’amica e mi infilai il cappotto, uscendo.

 

Dentro di me sentivo una frenesia che non capivo. Era una strana sensazione la mia, perché sapevo bene che non avevo impegni quel giorno e mi conoscevo, in realtà sono sempre stata una pigra.

 

Camminai per una ventina di metri, quando una figura mi colpì, costringendomi a fermarmi.

 

Era seduta sulla mia panchina preferita, ma non mi diede fastidio vederla lì a suo agio.

 

Mi avvicinai un po’ e la scorsi parlare tra sé, sembrava cantasse qualcosa. O recitasse una preghiera.

 

Inutile dire che mi incuriosì. Non aveva nulla con sé, solo un sorriso soddisfatto.

 

“Ciao” Disse semplicemente e voltandosi verso di me vidi una piccola goccia di rugiada cadere, nascondendosi nei suoi capelli scuri.

 

“Non volevo disturbarti”

 

“Non ti preoccupare.”

 

Sapevo che sarebbe stato inopportuno, ma che volete, certe volte lo sono, e raramente me ne pento. Anche se un po’ male fa.

 

“Che c’è che non va?”

 

“Niente. Solo credo sia la fine. E non sono certa che me l’aspettassi così. Ma non fa niente, dopotutto, esistono altre storie da raccontare.”

 

Ah, era una narratrice. Che occasione, pensai. Non posso lasciarmela sfuggire.

 

“Non bisogna affezionarsi troppo alle parole, si finisce per soffrire. Credo.” Non sapevo cosa volessi dire di preciso in quel momento. Sapevo solo che nella vita mi era capitato spesso di vedere quanto le persone potessero farsi male con le parole.

 

Mi sorrise, un po’ amara dicendo che non era d’accordo con me e mi chiese se mi andava di sentire una storia.

 

Io annuì contenta come una bambina. E quando finì la sua storia “Mi insegni le Parole?” Chiesi sfacciatamente. Una storia sola non bastava, era come se mi avesse letto un solo capitolo ed io ne volevo di più.

 

Lei mi guardò. No, non è esatto dire che mi guardò solamente. Forse il termine più adatto è che mi osservò, come se potesse cogliere qualcosa, che sapevo non mi avrebbe mai rivelato.

 

Poi mi sorrise, benevola.

 

Ed io le sorrisi di rimando.

 

Lei mi fece segno di sedermi vicino e così feci. In attesa.

 

Si voltò a guardare l’orizzonte, che oramai si stava tingendo di arancione e rosso. Mi disse, decisa e con un guizzo dietro le lenti che non dimenticherò: “Qualcosa si. Ma non tutto.”

 

Lo accettai e capì. Anche lei aveva i suoi segreti.

 

Mi narrò di mostri e fate, lotte e apocalissi, ragione e sentimento. E mi disse che tutto questo non poteva avere senso se non amavi le Parole, i personaggi, i tuoi sogni e se non eri disposta ad imparare da essi.

 

Io, semplicemente, le credetti.

 

Quando calò la sera ed il vento si alzò, smise di parlare, o meglio, di rispondere alle mie domande incessanti.

 

Il tempo era finito e lei sarebbe ripartita per il suo viaggio.

 

Lo avrei fatto anche io.

 

Incontrarsi sulla strada da un senso di profonda gratitudine ed altrettanta amarezza, ma in fondo, per due spiriti liberi è normale non voler rimanere nello stesso posto.

 

Le viaggiatrici sono fatte per viaggiare, per incontrare gente e sogni e per condividere un pezzetto di sè.

 

Ma non tutto. Mai tutto.

 

Perché tutti hanno diritto ad avere dei segreti.

 

Auguri Cara Anima Errante

 

Tua

 

Luce

 

 

 

 

 


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Risveglio

martedì, 03 febbraio 2009 at 11:41

Qualcosa si è rotto.

 

Fa rumore.

 

Mi sveglio.

 

Provo ad alzarmi, cercando di capire da dove provenga quel suono fastidioso.

 

Le gambe fanno male, come se non le usassi da tempo, ma sento di dovermi muovere, camminare come se fosse la prima cosa da fare nella mia vita. O l’ultima.

 

Qualcosa si è rotto.

 

I cocci rotolano a terra, disperdendosi, come un sogno che si è dimenticato e la nebbia si dirada piano.

 

Lasciandomi confusa, appoggio i piedi sulla superficie fredda, cercando la solidità del pavimento.

 

La superficie fredda fa scorrere un brivido lungo tutto il mio corpo.

 

Svegliarsi, si svegliarsi dopo aver dormito tanto, fa paura.

 

Qualcosa si è rotto.

 

Ancora seduta sul letto, penso che potrebbe farmi molto male.

 

Tutto.

 

Tutto quello che ho fatto. Tutto ciò che sono diventata.

 

Correre indietro non avrebbe senso. Sono certa che sarebbe come ripercorrere un cerchio posato a terra solo per rendermi insicura.

 

Inutile pensarci. Alzarsi.

 

Il pavimento è più freddo di come me lo aspettavo. E più duro, anche.

 

Ma almeno è un punto di partenza. Se fosse sabbia, sarebbe peggio.

 

Passo dopo passo sento ancora quel rumore. Strano che non abbia finito di andare in mille pezzi.

 

Meglio così, ci vuole tempo per ricominciare.

 

Prima un passo.

 

Crack.

 

Poi l’altro.

 

Crack.

 

Ma quando il sole fuori è così luminoso, mi chiedo perché ci abbia messo tanto tempo ad uscire.

 

 

 

FINE


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Passi nella neve

giovedì, 08 gennaio 2009 at 11:34

Passi nella neve

Di

Miriam Catera

8 gennaio 2009

Ad un certo punto ero rimasta indietro.

 

Piccola ed imbacuccata fino ai capelli, camminava veloce, più veloce di me, che rimanevo a qualche metro di distanza, senza che in fondo, mi disturbasse.

 

Era da un po’ di tempo che avevo notato la sua andatura, più spedita della mia, nonostante io abbia piedi e gambe più lunghe. Era come se mi mancasse energia. O lei ne avesse di più.

 

Nevicava tanto e le nostre ombre non sarebbero svanite in fretta. Ciò in qualche modo mi rassicurava, così come seguirla mi dava un senso di protezione, che mi fece sorridere e gonfiare il cuore di tenerezza.

 

Capii che era piccola, e ad un osservatore disattento, sarebbe parsa indifesa. Ma non lo era. Non lo è mai stata.

 

Se c’è una cosa che mi ha insegnato con il suo comportamento e con la sua vita, è che una donna se la cava bene. Forse non sempre da sola, ma se la cava.

 

E lei potrebbe in ogni situazione.

 

Così vorrei essere io, almeno in parte.

 

Per essere piccola di statura, lo sono. Imbottita, con guanti, cappello e cappuccio, sciarpa e piumino pesante e lungo quasi fino alle caviglie, sono attrezzata.

 

Cosa mi manca allora? I suoi anni? Le sue stesse esperienze? Sciocco da parte mia sentirmi inadeguata, visto che i due fattori determinanti che ci fanno diverse, non li potrò mai rendere simili, se non quando lei non ci sarà più su questo mondo.

 

E sinceramente non sono ancora pronta per pensare una cosa del genere.

 

Si fermava ogni tanto per voltarsi indietro e rendersi conto se io per caso non fossi caduta per terra, cosa del tutto probabile. Ed io le sorridevo, facendole capire che la neve non mi poteva fermare. Che niente mi avrebbe allontanata da lei, se non me stessa.

 

Che la sua approvazione per me era importante, probabilmente troppo, ma che non ne potevo ancora fare a meno.

 

Si fermò all’improvviso, dicendomi di far passare il signore che camminava dietro di noi e che era evidentemente costretto a seguire il nostro passo, dato che tutti percorrevamo la stessa stradina stretta.

 

Così feci. E lei ne approfittò per raggiungermi, prendermi a braccetto e concludere l’ultimo tratto insieme, come se lei avesse bisogno del mio sostegno per camminare.

 

Strano perché io fino a due secondi prima credevo che fosse l’esatto opposto.

 

Capii che la mia presenza la rendeva felice quanto la neve, che senza di me si sarebbe sentita sola.

 

Ma sono cose che capitano. E’ la crescita. E’ la vita.

 

Ma ovunque saremmo state, ciò che lei mi aveva detto ed insegnato con una passione che spesso rasentava la severità e che metteva a dura prova la mia sensibilità, sarebbe rimasto dentro di me sempre, perché avrei fatto in modo che fosse così.

 

E sentirla qualche volta ancora vicino a me, per tenerci al caldo, per giocare ancora con la neve, come due bambine. Io e mia madre.

 

FINE


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La vecchia me stessa

venerdì, 02 gennaio 2009 at 21:07

Ecco un nuovo anno è arrivato, portando via ciò che dell'altro mi è rimasto dentro.

Quindi in realtà non è passato niente. E' rimasto tutto dentro di me, in un certo senso.

E devo dire che in fondo va bene così e non lo dico con un tono di rassegnazione come a dire oh povera me, ciò che è successo mi ha segnata per sempre, ma con una voglia di trattenere ciò che di prezioso ho imparato nel 2008.

Ciò che ho imparato ad accettare, a comprendere. Ciò di cui ho imparato ad avere paura, perchè mi ha poi permesso di darmi la spinta decisiva a superarla.

Di paure e debolezze ce ne sono tante ma:

RICORDATI SEMPRE CHE I MOSTRI NON MUOIONO, QUELLO CHE MUORE E' LA PAURA CHE INCUTONO.

E quei mostri di me stessa, che possono essere l'insicurezza, la sfiducia, la presunzione, la permalosità, la pigrizia ed altro ancora sono qui dentro di me, ma li accetto, li plasmo, li controllo e li vinco...

Non sono una super donna, sono una ragazza come tante ma con una forza maggiore, grazie proprio ai miei mostri, a ciò che di brutto a voluto mettermi in ginocchio nel 2008.

Ed è con questa forza che voglio iniziare il 2009, con questa consapevolezza, maturità, che un po' credo sarà la mia battaglia personale per tutta la vita, con la quale convivrò e che mi spingerà sempre a migliorarmi, a provare, sperimentare, avere paura e superarla.

Luce

 

 


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Liet motiv

martedì, 18 novembre 2008 at 13:18

Non cambia mai questa girandola.

Sempre la stessa

Fuori tempo

io completamente

Lui

io

Lei

Sembra una canzone che ho già sentito

lui, io

Non è mai esistito

E' ora di svegliarsi

voltare pagina

lasciare che il macigno scivoli via

e ricominciare ancora

a girare

a sperare.

Ad amare?

 

Lux 

 


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Il blu della sera

giovedì, 06 novembre 2008 at 16:03

Amo l’arrivo della sera. La brillantezza del sole che lascia il posto ad una giusta notte.

Riposante oscurità, che non fa male ai miei occhi sensibili.

La sera è fredda, ma non per questo meno accogliente. Ricca di mistero e paure, quelle costruttive che mi spingono dentro ad essa, per scovarla, scoprirla, senza tuttavia arrivare a definirla.

Amo le pelle che si ribella, le braccia che intirizziscono, come le gambe. Tutto mi porta ad una scelta fondamentale: assopirmi e lasciarmi andare al torpore del corpo, o svegliarmi, cambiare abito e gettarmi nella sera, per cercare quel calore che la luna da sola, non può offrire.

Ma per ora voglio stare qui, davanti alla finestra, ad ammirare la luce che si spegne, o meglio, che cambia colore, passando per le diverse sfumature del blu. Questo momento lo voglio assaporare bene, perché quel blu non si ripete, ogni volta è diverso, cangiante, non riproducibile con la tavolozza di un pittore, per quanto questi provi a mescolare i colori.

 

Sarà che quello che vedo è lo stesso blu e sono io che cambio visuale ogni sera.

Sarà che il freddo è sempre lo stesso, ma per me comunque una sfida continua a cercare calore.

Sarà che io amo la sera, ma di più, amo cambiare me stessa.

Fata della Luce


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SEVEN SECONDS

giovedì, 06 novembre 2008 at 11:40

Youssou N'Dour - Neneh Cherry



Don' see me from a distance
Don't look at my smile
And think that I don't know
What's under and beheind me
I don't want you to look at me and think
What's in you is me
What's in me is to help them

I assume the reasons that push us to change everything
I would like us to forget about their color
So they can be optimistic
Too many views on rave that make them desperate
Let's leave the doors wide open
So they can talk about theit pain and joy
Then we can give them information
That will bring us all together

Chorus:
It's not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I'll be waiting

Nothing can move us, we should be moving
From the ones who practice wicked charms
For the son and the stone
Bad to the bone
Man is not evil, even when it's born

And when a child is born into this world
It has no concept
The tone the skin is living in

Chorus

There's a million voices
There's a million voices
To tell you what she should be thinking
So you better sober up for a second




 

 

Sette Secondi

 


Non guardarmi da lontano
Non guardare il mio sorriso
E non pensare che non sappia
Cosa c'è al di fuori di me
Non voglio che mi guardi e pensi
Che quel che c'è in te è per me
E quel che c'è in me è per aiutare gli altri

Immagino quali siano le ragioni che ci spingono a cambiare ogni cosa
Vorrei che dimenticassimo il loro aspetto esteriore
Così potranno essere ottimisti
Troppi sguardi alla deriva che fanno di loro dei disperati
Lasciamo le porte completamente aperte
Così potranno parlare del loro dolore e della loro gioia
Poi potremo dargli i consigli
Che ci uniranno

Non è questione di un secondo
Ne sono già trascorsi sette
Solo finché sarò presente
Aspetterò

Niente può farci scappare
Eppure dovremo scappare
Da quelli che ci tenteranno con le falsità
Per il figlio e la pietra
Cattivi nel profondo
L'uomo non è malvagio, nemmeno quando è appena nato
E quando un bambino nasce in questo mondo
Non gliene frega niente
Del colore della sua pelle

Non è questione di un secondo
Ne sono già trascorsi sette
Solo finché sarò presente
Aspetterò

Ci sono milioni di voci
Ci sono milioni di voci
Che ti dicono cosa dovresti pensare
Sarebbe meglio che le ascoltassi per un secondo.

Traduzione: Sito DArtagnan




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eroi e sogni

domenica, 26 ottobre 2008 at 18:06

Non si può essere l'eroe di nessuno.

Non si può essere il sogno di nessuno.

Perchè noi siamo noi con i nostri pregi ed i nostri difetti e non siamo perfetti.

Non siamo proiezioni di aspettetative che non ci appartengono, siamo fatti di carne ed ossa, feriamo e sanguiniamo.

e allora vi prego, se non vogliamo essere sogni per gli altri, idoli, fantasmi di noi stessi, immagini riflesse, realtà solo virtuali, non permettiamoci di fare la stessa cosa nei confonti degli altri.

Non li sognamo, non li idealizziamo, non li teniamo nella bolla di cristallo, teniamoli vicini, per conoscerli, per capirli, per connetterci davvero per quello che siamo: fallibili e unici esseri umani che si vogliono semplicemente incontrare, divertire, stare bene.

Luce

 


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Fata Della Luce
[Online dal 26/01/2008]

Utente: fatadellaluce
Odio
L’indifferenza e l'ipocrisia, la maggior parte delle verdure esistenti in natura, la prepotenza e la volgarità gratuita. Odio Perdere le occasioni, avere rimpianti e lamentarmi. Frase ricorrente: CASPITA!. Cose in cui credo: le mie scelte, la mia fede, l’amore romantico e la vera e rarissima amicizia. L’affinità dell’anima, la mia famiglia. Amo
Ascoltare il rumore della pioggia, con me sotto le coperte, vedere la neve che cade a fiocchi giganti, il sorriso di un bambino, le scaramuccie dei miei genitori, scrivere e crescere, anche se è difficile, il caffè, i contrasti, vivo di contrasti, mi incuriosiscono, li temo e non ne posso fare a meno, bianco e nero, giorno e notte, angeli e demoni, mi definiscono, mi rassicurano, mi sfidano e mi portano al cambiamento. Amo leggere Fantasy e libri leggeri tipo “i love shopping”, libri di poesie varie, così come è rara al giorno d’oggi la poesia, le storie, le fanfic ed i romanzi delle miei amiche care.Ascolto la musica nella mia testa e tutta intorno a me. Vivrei con la colonna sonora perenne ad accompagnare i miei passi. Musica rock che mi fa tanto cattiva e mi da una carica incredibile, la gente in generale, è interessante e piena di sfaccettature. I dialetti e gli accenti, che colorano la storia di una persona. Danno un senso di appartenenza. Le storie della gente. Il mondo è bello perchè è vario e io so che dovrei fare più ordine nella mia testa e nella mia stanza.

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